La comunicazione è un mezzo importante per l’essere umano, poiché permette di dialogare con le altre persone in modo approfondito. E’ tuttavia indispensabile cercare di essere più precisi possibile nella comunicazione, altrimenti si rischia di non trasmettere un messaggio, trasmetterlo male o, peggio, generare un conflitto.
Secondo me ci sono alcuni punti essenziali per una corretta comunicazione:
- evitare luoghi comuni;
- evitare parole “estreme” (mai, sempre, tutto, niente) se non è il caso;
- evitare gli esempi se non strettamente collegati al nostro discorso;
Luoghi comuni
Un luogo comune è innanzitutto un’opinione che viene usata per garantirsi la simpatia dell’interlocutore o comunque per dare una certa neutralità al nostro discorso, in caso di un conflitto in vista o di scarsità di argomenti da trattare. Pertanto, durante una discussione importante, è indispensabile ignorare i luoghi comuni e, se necessario, smentirli immediatamente (ovviamente se sono veramente luoghi comuni e quindi non completamente veri).
Parole estreme
Per “parole estreme” intendo quei classici “mai”, “sempre”, “tutto”, “niente”. Sono parole usate spesso a sproposito, perché credo siano diventate un’abitudine più che per motivi tecnici.
Ad esempio, se sto discutendo con un amico per il fatto che non è venuto al mio compleanno gli ultimi 5 anni (ma altre volte sì), non gli posso dire “Non vieni mai ai miei compleanni…!” semplicemente perché non è vero. Sembrerà un’affermazione banale la mia, ma ci sono discussioni più importanti che degradano a colpi di “mai”, “sempre”, “tutto”, “niente”!
Dire “Non vieni ai miei compleanni da 5 anni” cambia lo scopo del nostro discorso, cioè si proverà a capire cosa può essere successo da qui a 5 anni fa, piuttosto di dire che non è mai venuto (che non è vero) che non porta da nessuna parte. Tra l’altro, in discussioni molto accese, una comunicazione errata “regala” un po’ di ragione al nostro interlocutore perché può ribattere, nel nostro esempio, che non è vero.
Gli esempi
Gli esempi sono un’arma molto insidiosa, perché si tende ad abusarne per rafforzare le proprie tesi e spesso non sono neutrali ma di parte e vengono adattati alla tesi che sostiene l’interlocutore, perciò una persona poco preparata può cadere in questo inganno.
Supponiamo di avere un colloquio tra un ipotetico Bob ed una negoziante:
Bob: “La scorsa volta ti sei tenuta il resto di 10 centesimi. Saresti contenta se venissi a casa tua a rubarti i soldi?”
In questo esempio si porta in esame un esempio la cui risposta è vera (la negoziante non sarebbe contenta che Bob andasse a rubarle i soldi a casa) però l’esempio non è strettamente collegato al fatto che la negoziante si è tenuta il resto dei 10 centesimi. L’unico collegamento è il fatto di insinuare che tenersi 10 centesimi di resto equivalga ad un “furto”, ma non lo si può paragonare con un furto generico a casa propria, infatti per rubare dei soldi a casa di qualcuno bisogna entrare abusivamente e nell’esempio non si parla di quantità rubate. Inoltre ci sono persone molto astute negli esempi che, utilizzando anche una forte ironia, possono deridere il discorso dell’interlocutore con esempi molto divertenti o che utilizzano parole buffe, in questo caso però sembra che lo scopo sia chiudere la discussione, altrimenti c’è il rischio di generare nervosismo e di degenerare.
Queste analisi sono frutto di una mia personale esperienza che ho e continuo a maturare nella vita di tutti i giorni parlando e scrivendo con gente qualsiasi.
